Banche: sempre dalla parte del più forte

 Un tipico luogo comune Italiano vuole che il furbo sia spesso ritenuto un piccolo eroe da imitare; chi “frega” gli altri, non sappiamo bene perché, solleva ammirazione.

Marco e Gabriella (sono nomi di fantasia) sono una coppia di cittadini nati nell’Europa dell’Est, giunti in Italia una quindicina di anni fa, in un paesino della Brianza comasca.
Lui guida un camion e viaggia spesso su e giù per l’Europa, lei è operaia e mamma; se non erro hanno un paio di figli.
Si presentano nei nostri uffici una mattina di metà Dicembre, accompagnati da un loro amico già nostro cliente, siamo sotto Natale, tutti pensiamo ai regali, alle feste, loro no.
Sono praticamente in mezzo ad una strada.
Ci vogliono coraggio e dignità per raccontare a degli sconosciuti i propri fatti, ma siamo professionisti, siamo la Mutua Sociale, siamo lì per risolvere non certo per giudicare.
La storia inizia nel 2008 quando si prospetta loro l’opportunità di diventare proprietari di casa.
Marco e Gabriella vivono in affitto da un notaio, un uomo di legge, uno certamente perbene, chi ne dubiterebbe? Certo…

L’occasione è quella giusta si dicono, ci pensano bene, i sacrifici non saranno pochi “ma una casa tutta nostra, vuoi mettere?” Ecco, il sogno stava diventando realtà…
Contraggono un mutuo, disdettano la locazione ed un bel giorno se ne vanno felici verso la nuova casa, salutano il vecchio proprietario, quel notaio così perbene, tutto pagato, tutto a posto, mai saltato un mese, “mica gli dobbiamo più nulla, vero?” Forse…
Mancato preavviso di fine locazione, così recita l’ingiunzione di quel bravo proprietario tanto perbene, 26.000 euro precisi precisi per avere sempre pagato puntuali un affitto da 700 euro al mese, recapitata a casa, qualche tempo dopo.
Accidenti, e adesso?
Marco e Gabriella ignorano la legge italiana, lavorano sodo e pagano puntuale, pensano sempre che il loro dovere finisca lì.
Non la pensa così l’ex proprietario che procede come un treno fino ad iscrivere un ipoteca giudiziale mandando l’immobile all’asta.
“All’asta per avere sempre pagato puntualmente l’affitto? Non può essere…”
“Un avvocato, ecco cosa ci serve, un avvocato” si dicono. Uno che capisca e ci difenda…
Detto-fatto, ne trovano uno che offre loro una soluzione perfetta: pagare tutto fino all’ultimo centesimo!
Geniale…
Con una buona fede che rasenta la dabbenaggine i nostri accettano e rateizzano con il notaio il quale però essendo buono fino in fondo, non sospende la procedura e manda la casa di Marco e Gabriella dritta dritta all’asta!
Hai capito il notaio?
Incassa la rateazione, l’avvocato di controparte non inoltra la richiesta di sospensione e lui, il bravo Italiano più furbo degli altri che fa?
Nulla, finge di non sapere ed intasca.
L’asta procede? “Se quelli sono fessi, io che ci posso fare, sarò mica io a dovermi preoccupare?”
Così Marco e Gabriella tirano fuori altre 700 euro al mese oltre la rata del mutuo, convinti di mettere ogni cosa a posto.
Entra in scena la banca.
L’istituto che ha concesso il mutuo, una fra le più importanti banche italiane, viene a sapere dell’imminente asta e cosa pensa ben di fare?
Per paura di perdere il proprio credito s’insinua nella procedura malgrado il cliente non abbia mai saltato una rata(dai nostri ricalcoli il massimo ritardo avuto è stato di 10 giorni).
Hai capito la banca?
Marco e Gabriella pagano regolarmente il mutuo ma poiché la casa va in asta, bada bene per altra vicenda, la banca pensa bene di insinuarsi nella procedura dando loro colpo di grazia!
A che serve essere puntuali e precisi nei pagamenti se nessuno ti riconosce uno straccio di buonafede, di aiuto quando davvero ti serve?
Precisiamo bene: Marco e Gabriella hanno continuato a pagare il mutuo ignari dell’insinuazione della banca perché se solo lo avessero saputo, beh, avrebbero quantomeno sospeso i pagamenti.
Ma la banca, lei no, sapeva tutto, ma esattamente come il furbo padrone di casa ha continuato ad incassare rate di mutuo senza fare una piega…
Bravi, complimenti.
È a questo punto che in MuSA ci siamo posti una domanda che forse anche si sarà fatto anche il nostro lettore.
D’accordo tutto, ma com’è che Marco e Gabriella non sanno mai nulla, non s’accorgono mai di niente?
Possibile che nessuno li abbia mai avvisati dei vari atti?
La risposta che ci hanno dato è stata al tempo stesso semplice e disarmante.
Primo, pagano tutto sempre puntuale (mutuo, notaio, etc.) e così, per loro, è abbastanza.

Secondo, lavorano molto, non sono quasi mai in casa e l’ufficiale giudiziario non li trova pressoché mai, ergo notifica loro depositando “presso la casa comunale”.
Tecnicismo: quando ci viene notificato un atto e non siamo reperibili in casa, lasciandolo presso il Municipio la notifica si ritiene correttamente eseguita l’ufficiale giudiziario è come se avesse notificato a noi; dobbiamo esserne notiziati dal Comune, ma formalmente la notifica è valida.
Marco e Gabriella ci hanno raccontato di aver trovato ogni tanto delle cartoline con scritto “vai in Comune, ci sono documenti da ritirare” e loro puntualmente “vado oggi, vado domani.. “ hanno finito per non andarci mai.

Una bella mattina un tizio suona loro il campanello: “chi è? che vuole?…”

“Sono il nuovo proprietario della vostra casa, per favore sloggiate!” Panico.

Ne parlano con un conoscente, già associato MuSA, li carica in macchina ed in breve sono in sede a Milano.

Capiamo al volo quanto siano inguaiati e pertanto iniziamo, subito, a lavorare duro sul caso.
Prima domanda: l’asta può essere invalidata in virtù di un titolo viziato per usura?
Si certo, abbiamo già trattato casi analoghi ed abbiamo ottenuto ordinanza di sospensione.
Asta sospesa perché il mutuo era in usura, una nostra bella vittoria.
I periti MuSA si mettono al lavoro per svolgere l’analisi delle condizioni contrattuali ed il corretto ricalcolo degli interessi riscontrando dalla stipula, usura pattizia.
In cifre: la banca stipulava dichiarando di avere applicato un tasso del 6.20% mentre in realtà si rivela essere del 9.131%.
Strano…
Il tasso soglia (quello oltre il quale per la Legge è usura) allora in vigore era il 9.060% che tradotto in cifre significa per Marco e Gabriella avere diritto al rimborso dei 55.000 euro già pagati per interessi ed all’annullamento dei restanti 128.000.
Mica male, roba che ti cambia la vita.
Depositiamo un ricorso d’urgenza “in opposizione all’esecuzione con istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo” ( di fatto impugniamo il trasferimento della proprietà del bene andato all’asta) e con nostra grande sorpresa il giudice, già il giorno successivo il deposito, fissa l’udienza di comparizione delle parti.
Delle due l’una: o il Giudice delle Esecuzioni aveva la scrivania vuota (ne dubitiamo) oppure il contenuto del nostro ricorso emanava un lezzo davvero sgradevole da volerci vedere chiaro al più presto…

Centro! Primo obiettivo raggiunto.
Ora siamo ansiosi di vedere innanzi un Giudice:

    • un padrone di casa che ci spiegherà perché ha lasciato procedere la vendita forzata in presenza di un accordo (rispettato e pagato) incassando di fatto due volte (rateazione e ricavato asta) una somma la cui sola pretesa merita la nostra totale deplorazione (depositeremo certamente un deferimento all’Ordine cui questi appartiene).
    • una banca che ci spiegherà come ha fatto a mandare all’asta una casa il cui mutuo era regolarmente pagato , continuando ad incassare le rate nonostante l’insinuazione nella procedura esecutiva.
    • un perito che ci spiegherà come ha potuto stimare un immobile (perizia giurata) senza mai essere entrato in casa (ne abbiamo le prove…ovviamente)

Vuole il caso, ma è solo un caso, che l’immobile di Marco e Gabriella sia stato venduto al primo esperimento d’asta al prezzo di 46.000 contro un valore di almeno 150.000 euro.
Sono solo coincidenze, tuttavia a pensar male si commette peccato ma spesso ci si azzecca si diceva un tempo…
Certo avranno un bel daffare nello spiegare cosa hanno combinato e noi saremo lì, curiosi, ad ascoltarli.
Ci batteremo come leoni perché:

    • il mutuo è in usura, il titolo sia invalidato, l’asta sia annullata e Marco e Gabriella ritornino nella loro casa.
    • siano restituiti loro gli interessi e le spese già versati alla banca (55.000 euro) ed annullati quelli che ancora residuano (128.000).
    • siano restituiti loro i 26.000 euro pagati 2 volte all’ex proprietario di casa.
    • siano risarciti per i maggiori costi subiti, per aver dovuto trovare in fretta e furia una nuova casa, per le spese di trasloco, di agenzia ecc.
    • siano risarciti per i danni morali e materiali perché questa vicenda più che ad una vendita giudiziale assomiglia ad un vero e proprio esproprio a danno di inermi cittadini.

 

 



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